Habemus Papam

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A proposito di Nanni che ci  re-suscita  pensiero con il  suo ‘Habemus Papam’

Ritroviamo un Nanni enigmatico quanto serve a  pro-vocare la nostra capacità di sguardo oltre la superficie della commedia, per sottoporci al giudizio critico della relazione tra noi e la questione socratica di vita. Che non è affrontata dalla parte del gran rifiuto – così da riproporci il tema delle varie metamorfosi dell’ignavia e del fantasma di un riedito Celestino V - ma da quella delle tragicomiche conseguenze di un potere così assoluto da non riuscire neppure più ad immaginarsi tenuto al dovere di soppesarsi nel decidere della sorte comune e, re ponderata, poi a re spondere.

Nanni ci pone di fronte al deserto morale delle nostre scelte, al prostrarsi al mito del progresso, alla carenza di un potere non disposto ad educarsi per educare al cambiamento.

Il film  apre con nove note  dalla colonna sonora della ‘Messa è finita, ed è subito omonimia tra il cardinale Mellville, papa in effige, e lo scrivano Barterbly dall’etica compulsiva senza theoria, quella del ‘preferirei di no’ del racconto di H. Melville. Anche il Melville di Nanni preferirebbe di no, denunciando la propria inadeguatezza- nel progredire del film diagnosticatagli da carenza da accudimento- a perseverare del testimoniare coerente che gli viene richiesto.

Fallita l’accettazione della propria elezione, che si consuma con pubblico urlo di rifiuto del neo designato papa Melville, evitare ai fedeli l’esperienza della catastrofe che si affaccia significherebbe aprire le porte vaticane, affrontando apertis verbis il confronto che ragioni di una spiritualità smarrita. Si richiederebbe quindi un ottimo attore per orientare l’agire morale affrontando il cambiamento. Ma se la comunità è succube dell’idea che il conflitto sia da rimuovere nell’attraversare l’incertezza, siamone certi: non volgerà alla ricerca di esordienti pronti a guidare senza dogmi ma acclamerà  soli attori proni agli umori del consenso, personalità dall’ego giganteggiante, come il pazzo scatenato che fa il suo ingresso nel film con i suoi solipsistici canovacci deliranti.

‘Voi non vi rendete conto. E’ successa una cosa terribile!!’ si sente echeggiare dal nuncio  apostolico che incrocia i cardinali sulle scale del vaticano: ma i cardinali indietreggiano sulle scale, in fuga sparsa; e, come al crollo di una Babele, prendono a moltiplicare le lingue, in una confusione e brusio di intelletti impegnandosi a rimettere ordine di fronte all’inaudito, a rimuovere subito lo scandalo, rifugiandosi nel prontuario farmaceutico, condito da partite a scopa e devozione alla regola del potere, pur di rimuovere ogni dissonanza, mentre la partita in corso è altra.

Sul  presupposto  che la psicanalisi curi psiche, mentre la cura e il controllo delle anime sia affar, loro, il potere subito ammaestra il Nanni analista perché sottometta metodo e ragione alla difesa compulsiva del divieto come forma irrinunziabile del potere. Sotto lo stesso segno è il dialogo creazionista celebrato da questa nuova diarchia laicoteista dell’efficacia; ed in attesa del segno di illuminazione a divinis che ponga fine alla pestilenza, ci si affida alla commedia psicoterapeutica di un torneo di pallavolo, ideato per allietare la prigionia farmaco-sedata dei cardinali, in un inedito Decameron della castità vescovile, sotto il controllo e il vigile arbitrio di fede e ragione.

Da intrattenitore ex vacantiis, il nuncio apostolico riedita per gli ingenui cardinali il mito della prigionia nella caverna platonica del libro VII de Repubblica. Noi e loro, mediaticamente incatenati mani e piedi a osservare ombre della realtà proiettate da altri su un muro e, una volta evasi, incapaci di  raccontare ai poveri compagni rimasti della caverna-conclave, come stiano davvero le cose fuori. Così improvvisa l’estasi per i cardinali che ammirano dal cortile guardando, dalla parte delle finestre della stanza del papa, l’agitarsi di tende per mano di un nascosto impostore mediatico, guardia svizzera e ora papa-ombra provvisorio, marionetta sostitutiva i cui segni i cardinali, come aruspici di movimenti di viscere dal codice incerto, interpretano quale segno rassicurante  di un futuro di buon auspicio.

Infine il nuncio improvvisa anche l’espediente della musica che pervade la residenza papale, nell’illusione di fare credere ai cardinali che il papa sia  sereno e che dalle sue stanze comunichi con loro irradiando in play-back ‘Todo cambia’ con la voce di Mercedes Sosa. Con effetto esilarante e tragico, giacchè, mentre i cardinali accompagnano con lieta ritmica l’immagine  cavernicola proiettata  nel palazzo dai meccanismi compulsivi del potere – rassicurati dal desiderio che tutto vada per il meglio e che, terminati gli effetti dell’epidemia pestilenziale in corso, il papa in stato di grazia e senza ulteriori flop faccia apparizione dal balcone di Piazza san Pietro -  nel medesimo momento ed in sincronia, il vero Melville si riaccudisce felicemente per le vie di Roma, tra uomini e  vagabondi reali, ascoltando il medesimo tema spirituale ma eseguito in viva voce.

Melville alla fine catturato e riportato a casa per troneggiare, non rimedia alla catastrofe dell’annuncio ritardato che un papa  non ci sia e, dal balcone pontificio, accenna vagamente ad un cambiamento che avanza, al cui fronteggiamento si dichiara peraltro inane. Così, attonito, colto da panico pagano di se stesso, il potere vardinalizio retrocede e lascia i fedeli esposti allo sgomento sull’orlo dell’abisso dell’inaudito, senza essere in grado di riprendere quei  fili che nascono dalla meraviglia della fanciullezza movimentale che in strada aveva invece assaporato Melville; e il film finisce accompagnato dalla mistica del Miserere in sottofondo di Arvo Part: che non è proprio il Magnigicat che tutti fuori si attendevano, ma ben sottolinea il momento da finis mundi.

Con Nanni siamo al potere dei giorni nostri, nel cui collasso rischiamo di essere trascinati inermi  e senza colpo ferire mentre imperversa il  saccheggio quotidiano dei valori ad opera di moderne  protesi dell’anima  e di piattaforme sempre più tecnologiche che proiettano  sullo schermo della caverna platonica immagini da incubo.

Già nel doppio DVD de ‘La cosa’ e ‘Fare politica’, documenti struggenti di una antropologia civile, con magica diacronia Nanni e Hugues Le Paige ci rendicontavano della nemesi di altra chiesa che, pur di mantenersi a galla, ebbe ad amputare la militanza della sua gente dei significati di una autentica partecipazione; in una capitolazione del pensiero testimoniata dalla narrazione delle sbiadite biografie nostalgiche dei protagonisti, mentre si profila l’ombra del nichilismo inarginato del Serse di profitto e mercificazione, in procinto  di saccheggio del futuro delle loro e nostre vite.

Alessandro C. Orefice

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